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The United States of Africa

March 4, 2011

Uno dice Libia, ed ecco che subito per qualche strana associazione mentale  (sarà il petrolio? le dune? i cammelli?) uno pensa al Medio Oriente e invece la Libia è proprio in Africa. Perdonate la tautologia, ovviamente non parlo della collocazione geografica ma del ruolo che la politica estera ma soprattutto i soldi di Gheddafi (sì ho optato per lo spelling all’italiana) hanno sempre avuto nelle vicende politiche africane, soprattutto quelle al di là del Sahara.

A vederlo così – circondato dalle amazzoni-  uno non lo direbbe mai che il Colonnello sia stato (e sia tuttora) uno dei principali sostenitori del Panafricanismo attraverso l’unione degli stati africani in un unica entità politica (gli Stati Uniti d’Africa, appunto, e guardate che non me lo sono inventato, il nome).

Come scrive Howard W. French questa settimana sull’Atlantic:

“For decades in Africa, Qaddafi has put his money where his mouth was: showering petro-dollars on favored clients, funding liberation groups, nurturing political movements, and even paying civil servants. To make sure that no one missed the message, he has often paid a huge portion of the operating costs of the continental body, the African Union.”

Non in molti sanno che i soldi ed il sostegno di Gheddafi hanno condizionato le vicende politiche del continente almeno negli ultimi vent’anni.  Sono innumerevoli i movimenti di liberazione, a cominciare da quello guidato da Thomas Sankara in Burkina Faso, che hanno beneficiato delle armi e dell’addestramento libico. Col tempo i gusti del Colonnello sono andati più verso il sanguinario, e le sue ultime creature sono state il presidente Liberiano Charles Taylor adesso sotto processo alla Corte Penale Internazionale per gli orrendi crimini commessi in Sierra Leone, ed il (sino ad allora) poco noto Laurent Kabila, succeduto a Mobutu Sese Seko alla guida della Repubblica Democratica del Congo.

Dunque mi chiedo: come mai i governi africani se ne stanno zitti e buoni? Come mai l’Unione Africana non ha ancora detto o fatto o proposto nulla di significativo se non agitare lo spauracchio della catastrofe che un intervento militare comporterebbe? Forse sono io che leggo i giornali sbagliati?  L’unica cosa che per il momento sembrerebbe collegare la rivoluzione libica (ed egiziana) al resto del continente, sono queste notizie qua, di feroce ed indiscriminata repressione.

Non dimentichiamo che non sono le nostre associazioni mentali (petrolio e cammelli=medio oriente) a governare la politica internazionale, e che la Libia non è in Medio Oriente, è in Africa, e questo vorrà pur dire qualcosa.

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